5 errori da non fare per impostare una buona strategia di social media marketing

Promuoversi sui social è facile… se sai come farlo!

Promuoversi sui social è facile… se sai come farlo!
Tendenzialmente le promo su Facebook e Instagram sono semplici da realizzare: abbiamo tutti una pagina o un profilo, curiamo bene il nostro piano editoriale e ci impegniamo ad interagire con la community.

Spendiamo molto tempo per creare un contenuto ben fatto, piacevole, interessante.
Scegliamo con cura l’immagine e il testo di accompagnamento.
Selezioniamo il target, impostiamo il budget della campagna, definiamo i posizionamenti e poi… i risultati sono deludenti.

Perché?
Vediamo gli errori più comuni in cui possiamo incorrere quando impostiamo una strategia di social media marketing, e come possiamo evitarli in partenza.

Obiettivo: spendere bene i nostri soldi, promuoverci sui social in modo efficace e – dunque – monetizzare la nostra presenza social!

Primo errore: Quando cerchiamo di vendere subito

Prima di lanciare una campagna, chiediamoci se l’inserzione è utile per il nostro target.
Se la risposta è tanto, la vendita sarà una possibile conseguenza.

Uno degli errori più comuni quando si approccia al mondo dell’advertising sui social è quello di creare da subito campagne che hanno l’obiettivo di convertire gli utenti in clienti.

La buona riuscita di una strategia di social media marketing nasce dalla creazione di un percorso di persuasione che parte dalla comprensione di chi siamo – AWARENESS, passa dall’approfondimento di ciò offriamo – CONSIDERATION e termina con la possibilità di vendere un prodotto o un servizio – CONVERSION.

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Secondo il modello AIDA, abbiamo un percorso in 4 fasi:

  • Awareness o Consapevolezza: le persone non possono acquistare qualcosa di cui non sanno nemmeno l’esistenza, quindi è necessario che prima di tutto ci conoscano, capiscano chi siamo e quali sono i nostri valori
  • Interesse o Interest: una volta che le persone conoscono la nostra offerta, dobbiamo trasformare questa consapevolezza in un interesse all’acquisto, quindi agire su punto di dolore e bisogni della persona
  • Desiderio o Desire: dobbiamo dunque stabilire una connessione emotiva con la persona, per ispirare il suo desiderio di finalizzare l’acquisto, attraverso la nostra promessa di valore e il racconto dei benefici che possiamo portare alla sua vita
  • Azione o Action: infine, guidiamo il cliente a compiere l’azione dell’acquisto, invitandolo con una CTA (call to action), tipo: firma qui, fai clic su questo, registrati, …

Questo funnel si completa infine dopo l’acquisto, con:

  • Fedeltà o Loyalty: i clienti si fidelizzano al marchio e continuano ad acquistare anche in futuro
  • Advocacy: i clienti diventano i nostri ambassador e, tramite il passaparola, ci consigliano attivamente ad amici e parenti

Questo percorso di corteggiamento in marketing viene definito come customer journey o purchase funnel, e contiene tutti gli step che un consumatore compie prima di prendere una decisione di acquisto.

Prima di vendere qualcosa, dobbiamo dunque costruire un dialogo e guadagnarci la fiducia dei nostri potenziali clienti: come lo stiamo facendo?

Secondo errore: Quando sbagliamo l’obiettivo della campagna

Prima di scegliere l’obiettivo, chiediamoci se è quella l’azione che vogliamo far compiere ai nostri utenti. Questo consentirà a Facebook di contattare solo quelle persone maggiormente predisposte per raggiungere gli obiettivi di campagna.

Facebook mette a disposizione decine di obiettivi che si possono raggiungere con le inserzioni pubblicitarie.

Stabilire a priori e in modo strategico l’obiettivo è fondamentale, perché Facebook ottimizza gli adv per quelle persone che hanno maggiore probabilità di compiere una certa azione.

Se faccio una campagna con obiettivo traffico, il machine learning ottimizzerà per quelle persone maggiormente predisposte a cliccare sull’annuncio e visualizzare la pagina di destinazione.

Se faccio una campagna con obiettivo engagement, il sistema cercherà di coinvolgere quelle persone maggiore propensione a lasciare un like, commentare o condividere il tuo contenuto.

Scegliere con cura l’obiettivo è il primo passo per creare campagne di successo: progettiamo dunque la campagna prima a tavolino, in modo che ogni inserzione abbia uno scopo preciso.

Terzo errore: Quando non monitoriamo i risultati

I dati sono l’unico suggerimento da ascoltare per ottimizzare la vostra strategia.

L’investimento pubblicitario sui social media, rispetto ai media tradizionali, permette di misurare le prestazioni in modo puntuale ed affidabile, ma soprattutto consente di aggiustare il tiro in tempo reale delle campagne attive.

Facebook mette a disposizione centinaia di metriche per analizzare i risultati.

Il primo step da affrontare nella valutazione delle compagne è scremare e selezionare solo i KPI che ci servono.

Monitorare correttamente i risultati significa anche sfruttare al massimo le potenzialità che la piattaforma di inserzione pubblicitaria mette a disposizione, come l’installazione del pixel di tracciamento. Si tratta di un piccolo codice che ci consente di analizzare il comportamento degli utenti all’interno del nostro sito, per poi poterli ricontattare sui canali social.

Quarto errore: Quando non sfruttiamo le campagne di retargeting

Creare delle campagne destinate ai pubblici personalizzati, consente di abbattere i costi di acquisizione di un nuovo cliente e di lavorare sulla reiterazione dell’acquisto.

I pubblici personalizzati sono la tipologia di target più efficace per fare pubblicità su Facebook, in quanto composti da quegli utenti che hanno già interagito con le nostre inserzioni, dimostrando interesse per i nostri servizi e prodotti.

Le campagne di retargeting sfruttano i pubblici personalizzati, ricontattando tutti quegli utenti che hanno fatto delle azioni di valore, o erano in procinto di farle, per incentivarle a finalizzarle o per farne alcune di ancora maggiore valore.

Per esempio, possiamo ricontattare tutte quelle persone che hanno aggiunto un prodotto nel carrello, ma non hanno acquistato.

Oppure possiamo mostrare un annuncio a tutte quelle persone che hanno visto almeno il 75% dei nostri video, indirizzandole verso dei contenuti rilevanti.

O ancora possiamo anche offrire dei codici sconti a chi ha già acquistato, proponendo prodotti correlati.

Le campagne di retargeting consentono di abbattere i costi di acquisizione di un nuovo cliente e di aumentare il customer life time value, lavorando sulla reiterazione dell’acquisto.

Quinto errore: Quando vogliamo spendere poco

Una strategia di social media marketing non fa rima con risparmio, ma con ottimizzazione; ovvero spendere il meno possibile, ottenendo il massimo dei risultati.

Uno dei luoghi comuni più diffusi del social media marketing è che si spende poco.

Se è vero da una parte rispetto ai grandi investimenti dei media tradizionali, non è sempre detto che investire un euro al giorno porti a risultati ottimali.

Quello che dobbiamo fare è piuttosto utilizzare Facebook Advertising con strategie di ottimizzazione, ovvero spendere il meno possibile, ottenendo il massimo dei risultati.

Vi siete già cimentate in adv sui social? Lo state facendo bene?

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